Superfici Evolute e Visione Progettuale: l’intervista per Skema Magazine.
La qualità di un progetto d’interni si misura spesso nell’equilibrio tra la suggestione visiva e la risposta pragmatica alle necessità quotidiane.
Gli ambienti devono “FUNZIONARE”, non soltanto apparire belli.
Recentemente ho avuto il piacere di approfondire queste tematiche in un’intervista rilasciata a Skema Magazine, dove abbiamo analizzato la genesi di uno dei miei ultimi lavori.

In questo intervento, il focus si è spostato sulla scelta dei materiali, in particolare sull’utilizzo dell’SPC (Stone Polymer Composite). Quando si opera in contesti di pregio, la sfida è selezionare superfici che garantiscano una resa estetica eccellente unita a prestazioni tecniche d’avanguardia.
La scelta tecnica: perché l’SPC?
L’utilizzo di pavimentazioni in SPC permette di superare i limiti dei materiali tradizionali in termini di spessori e resistenza e velocità di posa. In fase di ristrutturazione o nuova costruzione, la stabilità dimensionale di questo materiale è un fattore determinante.

Grazie al suo nucleo rigido ad alta densità, l’SPC offre una superficie che non teme l’umidità e mantiene una posa perfetta anche su grandi metrature, senza necessità di eccessivi giunti di dilatazione invasivi ed antiestetici.

Dal punto di vista della percezione spaziale –pur non amando particolarmente i pavimenti che imitano qualcosa...- la texture materica “effetto legno” del pavimento utilizzato ha una fiitura realistica che dialoga con la luce naturale in modo fluido, definendo i volumi e conferendo profondità e calore agli ambienti.
Come suggerisce la regola della proporzione e del contrasto, un pavimento non è solo un piano di calpestio, ma la base cromatica che sostiene l’intero arredamento.
Uso un principio inderogabile nel mio stile: Mai arredi in legno su un pavimento anch’esso in legno, utiizzo piuttosto arredi neutri o colorati.
Oltre l’intervista: il dietro le quinte.
Mentre sul sito di Skema a questo link https://skema.eu/spazio-alberto-di-martino/ trovate i dettagli del dialogo tra progettista e azienda, qui desidero sottolineare l’importanza del problem solving in cantiere.

Ogni scelta, dal formato della doga alla direzione della posa, fino al posizionamento dei giunti di dilatazione è stata studiata per valorizzare le linee architettoniche esistenti, garantendo quel benessere lavorativo che cerco di trasmettere in ogni mia consulenza.
