Articolo di Giulia Zappa per Houzz. Immagini di alberto4house.

Scopri cosa fa un Personal Shopper per la casa, come può aiutarti e perché conviene

 

L’home personal shopper è una professione relativamente nuova che si sta affermando anche in Italia. È l’evoluzione del
personal shopper della moda, da qualche anno esiste anche la versione per il mondo dell’arredo. Le ragioni? Non scontate ma facilmente condivisibili. In un mondo che dà sempre più valore alla centralità della casa nel benessere dell’individuo, l’apporto di un professionista può rivelarsi centrale per mettere a punto non soltanto la vivibilità
di uno spazio, ma anche il suo carattere, permettendo a chi ci abita di sentirsi realmente in sintonia con lo spazio e gli oggetti che lo circondano.

Come?

Creando uno spazio che si allinea alla personalità del proprietario, consigliando il giusto arredo per evitare di fare l’acquisto sbagliato (e di spendere inutilmente). Ma anche indirizzando il cliente verso un arredamento coerente e accattivante, soprattutto per una casa da affittare.
Abbiamo chiesto a 3 Pro di raccontarci quali sfide affrontano nella loro professione. E quali sono i benefici che si sentono di offrire alla loro clientela.

A seguire, i consigli di:
Paola Favretto | Ristrutturazioni d’interni, Lugano, Svizzera
Gaia Rodolico Interior Design, Roma
Mirko Del Giudice, socio fondatore di Door-Light Milano, Milano

Non tutti nascono stylist!

Paola Favretto, architetto d’interni tra Lugano e Como con clienti in Svizzera e tutta Italia, si occupa di home personal shopping da oltre dieci anni. Ci spiega che la diffusione del personal shopping per l’ambiente casa, certamente in crescita, è in parte legata anche all’arrivo nel nostro paese delle grandi catene di arredamento, come Ikea e Maisons Du Monde, per farsi un’idea.
Un paradosso, se siamo tra quelli che hanno sempre confidato nella facilità di associare i pezzi provenienti dal catalogo di questi grandi gruppi, ma Favretto ci mette in guardia: «Il cliente si è illuso di far da solo appoggiandosi a queste grandi catene, ma non si rende conto che l’appeal dei loro cataloghi è dato dal lavoro delle stylist che lavorano dietro le quinte. Di conseguenza, finisce per spendere molto comprando diversi oggetti a basso prezzo, ma non è in grado di replicare il progetto coordinato che contraddistingue i marchi».

E qui si arriva al secondo paradosso: «Queste catene sembrano facilitare il fai da te, ma quando si scorpora l’armonia stilistica che propongono, si finisce per aver bisogno di un professionista che aiuti a spendere di meno».

Per la prima e la seconda casa

Come per la ristrutturazione, allora, i professionisti possono fare la differenza anche per il semplice restyling (o relooking che dir si voglia). Ma quali sono i clienti-tipo che si rivolgono ad un home personal shopper?

Secondo Favretto, innanzitutto ci sono tutti coloro che non si riconoscono nel proprio ambiente domestico e desiderano potenziarne la coerenza e il fascino. A questi, si aggiungono i proprietari di seconde case e B&B, i quali hanno bisogno di una casa curata e soprattutto fotografabile. L’obiettivo, in questo caso, diventa quello di predisporre foto accattivanti da condividere su Internet, sprigionando tutta l’attrattiva dell’abitazione.

Infine, non mancano interventi mirati, a portata di un click o, addirittura, di un Whatsapp, quello che i clienti di Favretto le inviano anche a distanza di anni per ricevere la sua opinione su un oggetto visto in un negozio, in un mercatino dell’usato, o durante un viaggio.

Azzeccarci con WhatsApp? Possibile, se già si conosce il progetto della casa e il gusto dei suoi proprietari.

Un book fotografico spendibile

Il valore dell’intervento, in ogni caso, va bene al di là di un posizionamento su un portale turistico, ma rimane in un portfolio fotografico molto utile anche quando si decide di vendere la casa. E poi, certamente, c’è l’aspetto legato alla vita quotidiana, all’armonia scaturita dal vivere in un luogo che piace, a cui si sente di appartenere. «Non mi interessano dei teatrini che funzionano, quando parliamo di persone che vivono in una casa ci vuole una risposta allineata alla specifica personalità», precisa convinta Favretto.

Una prospettiva condivisa anche da una collega di Roma, Gaia Rodolico, home personal shopper che non esita a rimarcare come «La casa sia uno spazio importante perché ha la possibilità di infondere benessere e serenità a chi la abita». Come non decidere, allora, di prendersela a cuore, se necessario con l’aiuto di un professionista?

Il metodo

Ma come funziona tecnicamente il lavoro di una home personal shopper? Partiamo da un esempio concreto.
Per un appartamento in zona Prati, a Roma, la richiesta era quella di integrare i mobili preesistenti con una shopping list di arredi. L’obiettivo, creare una zona di rappresentanza accogliente e d’impatto che potesse servire a ricevere e organizzare cene di lavoro. «Ho iniziato creando un moodboard dove lo stile proposto integrava i mobili dell’appartamento con nuovi accessori sulla base di una scala di colore definita», spiega Rodolico. «Dopo aver svolto una ricerca di mercato, ho proposto specifici arredi e lampade e il risultato è piaciuto molto».

Un metodo, questo, che può essere applicato felicemente a tutte le tipologie di spazio. E quindi non solo agli appartamenti di grande o piccola taglia – i piccoli spazi non sono infatti quelli che hanno bisogno di essere più curati? – ma anche alle aree di lavoro fino ai veri propri uffici. Luoghi dove poter contare su uno spazio accogliente e ispirante si rivela un’arma preziosa anche per stimolare ad essere più creativi e, perché no, anche più produttivi.

Meglio stabilire un budget

Il budget, ci svela Rodolico, è l’elemento critico che viene spesso sottostimato da parte della clientela. Rivolgersi a un home personal shopper senza aver pianificato obiettivi, priorità e, soprattutto, la cifra da spendere per i nuovi acquisti può infatti essere fuorviante: andare a tentoni sperando che la configurazione si riveli efficace con un colpo di bacchetta magica è abbastanza improbabile, e denota soprattutto un cliente che non è realmente intenzionato ad andare fino in fondo.
«Sulla base dell’esperienza, se si vuole approcciare un professionista il primo passo è definire un budget: sapere di avere a che fare con 2.000, 5.000 o 10.000 euro cambia completamente il tipo di risultato atteso», spiega Rodolico.

L’home personal shopping per la luce

Un caso specifico, ma sempre centrale per rendere la casa piacevole e accogliente, riguarda il progetto della luce.
Attivo da oltre vent’anni nel settore dell’illuminotecnica, il collega Mirko Del Giudice consiglia i suoi clienti – molti dei quali basati all’estero – nella messa a punto di tutti gli aspetti legati all’illuminazione, accompagnandoli in showroom per scegliere le lampade ma anche progettando soluzioni su misura tagliate sulle specifiche necessità dello spazio.

Un supporto a tutto tondo, dunque, che include oltre alla scelta dei pezzi anche la personalizzazione degli apparecchi e l’ottimizzazione di tutti gli aspetti tecnici, incluse le questioni di risparmio energetico.
«Nella maggior parte dei casi, le nostre analisi vengono fatte in concomitanza la ristrutturazione e viene finalizzato quando i lavori sono in fase di completamento.
Lavoriamo con aziende produttrici per quanto riguarda i prodotti finiti, ma quando c’è necessità e occasione creiamo anche apparecchi nuovi su misura per li cliente. Lavorando sempre in concomitanza con la parte architettura e senza mai sottovalutare il criterio di ambiente».

Una casa che coinvolga, una casa da vivere

I vantaggi? «La nostra nicchia di clienti è molto consapevole, ha ben chiaro il risultato, si fida e si affida a professionisti. Quello che cerchiamo di mettere in campo è un percorso di sviluppo della loro idea nella loro abitazione. Il segreto è coinvolgerli, non lasciandoli soli davanti a un preventivo o a una soluzione su un foglio di carta». Il risultato finale?

Del Giudice non ha dubbi e offre una risposta che sembra parlare per tutto l’ambiente casa: «Una luce emotiva, perché l’ambiente deve essere vissuto e per questo non può che essere coinvolgente».

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