Cosa si intende e come si fa la Laccatura dei Mobili? Impariamo a distinguere tecniche artigianali ed industriali.

Le lacche utilizzate nell’arredamento, nel mobilio e negli oggetti vivono il loro primo periodo di straordinario consenso durante il regno di Luigi XV in Francia. Nella metà del Settecento, dunque, questa moda ha il suo massimo fulgore. Oggi è bene imparare a distinguere tra lacche orientali, lacca Coromandel o il significato più comune di mobile laccato poiché è assai facile che l’impiego abituale di questo termine porti a farne di tutta l’erba un fascio. Cercheremo di stabilire dei punti fermi per potersi districare nel dedalo di denominazioni che vengono generalmente usate per definire ogni superficie trattata con il termine generico di lacca.

Purtroppo su Houzz non ci sono molte immagini che ritraggono mobili laccati, nei vari modi che spiegherò: le foto selezionate sono state quindi inserite a titolo esemplificativo, per dare un’idea dell’argomento.

Cominciamo dalla storia.

La lacca è una resina naturale estratta da un albero (Rhus Vernicifera) che cresce in Cina, Giappone e Cambogia e ha un bel colore rosso/biondo. Dopo la raccolta artigianale e una lunga e complessa conservazione, il prodotto, chiamato appunto lacca, viene applicato per decorare oggetti o per ricoprire superfici di mobili. L’operazione è effettuata con una serie di complesse e minuziose lavorazioni che possono occupare lunghi periodi, anche alcuni anni

Credenza laccata 36.8 di Lago.

Per questo e per altre operazioni necessarie per il trattamento completo, le laccature, sia decorate che dipinte in tinta unita, hanno costi molto elevati e sono di difficile reperimento.

Senza addentrarci nei particolari, nelle origini e nella storia delle varie tipologie di trattamenti e applicazioni che distinguono i metodi di laccatura orientali, passiamo in rassegna diversi tentativi di semplificazione, di imitazione e di sostituzione di prodotti e metodi, sviluppati per ottenere effetti simili, ma molto più economici.

Madia laccata Mercantini Mobili per Second Life Kitchen

Nel tempo, infatti, si sono perfezionati vari sistemi, dalla Vernis Martinfrancese, alla Sandracca veneta, fino a utilizzare oggi il termine di “laccato” in maniera allargata, poiché si riferisce al metodo di verniciatura di mobili ma utilizzando prodotti completamente diversi e metodologie di applicazione molto più semplici rispetto all’antica laccatura. Con il termine di “laccatura”, infatti, si dovrebbe intendere un metodo che preveda l’applicazione della “lacca”, pertanto la maggior parte dei trattamenti oggi rientrano nella categoria del “mobile verniciato”, seppur con metodi e tempi più o meno complessi.

Settimanile laccato.

Attualmente, dunque, per laccatura si intende spesso semplicemente un tipo di vernice coprente al poliestere e/o poliuretanica, usata per nascondere le venature del legno e scegliendo fra un’infinità di colori.

Nel caso che si vogliano vedere invece trasparire le venature, si parla di “laccatura a poro aperto”, come spesso utilizzato nello stile provenzale. È consuetudine ormai utilizzare il termine di laccatura, invece di verniciatura, per il trattamento delle superfici dei materiali degli arredi, come il legno, l’MDF, il melaminico, oppure PVC o metalli.

Le cosiddetta laccatura

può essere lucida, satinata, opaca o goffrata. Quando goffrata, si ottiene una superficie ruvida, granulosa o comunque con disegni a rilievo, ottenuta tramite pressione della superficie liscia e duttile. La sua qualità dipende dal tipo di vernice utilizzata e dai procedimenti applicati durante il trattamento. Spesso si possono riscontrare tra i mobili laccati differenze di costo molto ampie. Questa differenza dipende soprattutto dalla qualità della “laccatura”.

Per esempio, come si vedrà in seguito, se un pannello viene trattato con numerose “mani” di vernice, su un sottofondo speciale protettivo, avendo cura di operare in ambiente asettico (onde evitare la polvere), lasciando asciugare ogni mano, levigando poi ogni volta con prodotti abrasivi sempre più sottili (metodo derivato dal classico procedimento di “laccatura”), fino a creare uno spessore tale che possa resistere ad un utilizzo del prodotto finito anche in situazioni accidentali impreviste (graffi o urti), otterrà prodotti migliori di quelli trattati con tempi e modalità più veloci, ma avrà senz’altro costi di lavorazione ben superiori a quelli standard.

La laccatura di un mobile si può effettuare

in almeno tre modi differenti, con procedure che incidono sostanzialmente sulla loro qualità e quindi sul prezzo finale.

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Mobile contenitore laccato per ufficio new loop di IVM.

La “laccatura” più economica

è quella effettuata con il cosiddetto “metodo diretto”. Ovvero la verniciatura della superficie con vernici poliuretaniche o smalti, senza aver prima applicato alcun trattamento preventivo sulla superficie stessa.

Tale semplice procedimento può essere migliorato effettuando una spazzolatura veloce della “laccatura” realizzata, con lo scopo di eliminare i difetti e le imperfezioni dovute alle polveri inglobate durante il trattamento. Questo però non garantisce la rimozione delle eventuali imperfezioni della superficie inferiore non trattata (legno, melaminico, metalli, ecc.).

La “laccatura” migliore,

ovvero quella che come procedimento si avvicina di più alla laccatura vera, è la “laccatura al poliestere“. Le vernici poliestere, ormai poco utilizzate per via dei costi eccessivi, vengono usate per realizzare superfici perfettamente brillanti, ottenute attraverso la successione di diversi passaggi: la spazzolatura, la carteggiatura per ogni strato di applicazione e l’utilizzo di paste abrasive. Il procedimento è lungo e delicato, in quanto richiede una mano d’opera notevole e ha quindi un costo che è due o tre volte superiore quello delle verniciature poliuretaniche dirette.

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Particolare dell’anta scorrevole della libreria dellarovere modello LITHOS con anta laccata “a campione.

Con le vernici poliuretaniche dirette si ottiene lo stesso effetto estetico. Il vantaggio però della “laccatura al poliestere” sta nella possibilità di ripristinare eventuali graffi delle superfici laccate, poiché lo spessore della vernice permette di carteggiare fino a riprendere completamente il danno, per poi rilucidarlo, mentre con le vernici poliuretaniche questa soluzione non è sempre attuabile, in quanto lo strato di finitura è molto sottile e i graffi si tolgono solo se hanno una profondità infinitesimale.

Un ultimo accenno

va fatto alla “foglia polimerica”. Questo trattamento non è altro che un rivestimento di PVC o PET applicato alla produzione industriale di pannelli o ante. Il vantaggio delle foglie polimeriche rispetto ai laminati termoplastici sta nella caratteristiche di stiramento e di deformazione che conferiscono al materiale che le ospita.

Così, oltre ad ottenere effetti simili alla laccatura con colori omogenei e tinte unite, si possono produrre effetti stampati e ottenere, ad esempio, superfici che ricordano il legno. Il vantaggio principale riguarda l’abbattimento dei costi di realizzazione pur mantenendo un buon grado di resistenza, paragonabile al legno verniciato. Inoltre, le superfici trattate possono essere verniciate con le stesse vernici utilizzate per il legno.

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Sedia in legno laccato avorio su fondo nero modello Milano di Friultone (UD)

L’uso del PET, quale materia termoplastica, sta prendendo il sopravvento in quanto più ecologico delle foglie in PVC.

Non si può definire il valore di un pannello in Lacca Coromandel, mentre, anche dopo un uso breve o se cambia la moda, è possibile gettare via un mobile “laccato” e ricomprarne un altro, anche solo per cambiare colore.

Articolo di Sergio Seritti per Houzz del 2 Aprile 2018.

 

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